In questi giorni ci siamo spesso trovati a leggere articoli o ad ascoltare interviste sui rischi della quarantena, sugli effetti negativi che questa reclusione potrebbe avere su di noi, sui nostri figli, sull’economia, sulle nostre abitudini. Come se l’accento fosse sempre sul “tempo perso” e più difficilmente su quello “ritrovato”.
La sospensione del tempo e la modifica dei ritmi quotidiani, ha permesso a molti di noi di recuperare degli aspetti trascurati di sé e della relazione con le persone care. È stato così possibile riscoprire la piacevolezza di giocare con i propri figli e di farlo senza la solita fretta, stanchezza o preoccupazione di rimettere poi tutto prontamente in ordine perché l’indomani saremo l’intero giorno fuori a lavoro; oppure trovare finalmente il tempo di leggere quel libro chiuso da settimane sul comodino; recuperare le passioni tralasciate, dalla pittura alla cucina; o ancora riuscire a dedicare del tempo alla coppia o alla famiglia tutta unita; e, non in ultimo, ritagliarsi dei momenti per stare in contatto con se stessi, di riflessione e intimità.
Inoltre, annullare una serie di impegni quotidiani, ci ha permesso di poter investire tempo ed energie nel rivolgere uno sguardo all’altro, aiutandoci a ricontattare un sentimento di solidarietà che, troppo spesso, viene offuscato da una tendenza alla produttività e all’efficienza individuale. La condizione comune unisce e unisce in gesti di cooperazione e altruismo che alimentano un senso di comunità e di appartenenza, come la produzione casalinga di mascherine o l’aiuto per gli acquisti per chi ne ha bisogno.
Crediamo profondamente che le crisi, anche le più profonde, portino con sé delle possibilità di crescita, allora ciascuno di noi potrà trovare il modo di reintegrare nella vita di tutti i giorni il “tempo ritrovato” e gli aspetti positività che questa pausa forzata ha messo in luce.